Indie

Frammenti di quotidianità a New Delhi catturati dall'obbiettivo fotografico e raccontati da una pennivendola italiana in esilio volontario. L'India, o meglio le Indie, viste con gli occhi curiosi e disincantati di chi nel subcontinente indiano ci vive, lavora e suda.

02 dicembre 2009

Quando il Giornale abolisce la redazione degli esteri

Da qualche tempo ho cominciato a pentirmi di avere scelto il mestiere di giornalista. Dopo quasi tre decenni - ho iniziato che ero ancora minorenne - mi vengono dei dubbi. Ma davvero voglio continuare da grande a fare la pennivendola? “Sempre meglio che lavorare” come disse Luigi Barzini junior, il quale però mi risulta avesse un buon stipendio. Ero appena arrivata in India, quando una sera a casa dell’allora rappresentante della Piaggio, sono stata presentata a Tiziano Terzani, già versione mistica con kurta pijama bianca e barba da profeta. Era venuto giù dalla sua baita di Almore. “Ah, anche tu fai la pennivendola!” mi disse a mo’ di sfottò. Mi ricordo ci rimasi male e lo bollai come un arrogante pallone gonfiato. Ma ora capito il vero significato delle sue parole.
La crisi ha picchiato duro sui free lance che l’internet aveva già reso inutili. Sto parlando della carta stampata, ovviamente. Chiunque da qualsiasi posto può scrivere di qualsiasi cosa senza bisogno di un editore. Qualsiasi tipo di informazione è fruibile gratuitamente o con la sola fatica di tradurre dalla lingua d’origine. Chi è ancora disponibile a pagare per un pezzo a meno che non sei un premio Pulitzer o non hai un’intervista con Osama Bin Laden (meglio se scampato ad un overdose di cocaina in compagnia di un harem di viados)? Non c’è da stupirsi se ricevo ogni tanto proposte di collaborazione non pagate o compensate in maniera irrisoria. Un po’ di tempo fa una testata on line che si occupa di giovani imprenditori fai-da-te mi ha proposto 20 euro ad articolo in inglese “comprensivo delle spese per telefonate”. Ho risposto che questo è il mio mestiere e non un hobby, poi li ho mandati cortesemente a quel paese. Ma forse sono fuori tempo e fuori luogo. Il giornalista si è trasformato in un robot che smista migliaia di notizie al giorno, pesca quelle più sensazionali e le traduce in italiano. Ieri mi hanno comunicato che Il Giornale ha abolito la redazione degli esteri. Povero Montanelli. “E’ confluita nelle cronache italiane” mi ha scritto Angelo Allegri, il mio (ex) caporedattore degli esteri. Non so se anche altri quotidiani abbiano fatto già la stessa cosa. Non so neppure se lo si sa che al Giornale non c’è più una redazione esteri. Regalo lo scoop agli amici del Barbiere della Sera.
Mentre le cronache dalla provincia hanno ancora senso perché nessuno trova su internet il resoconto del consiglio comunale di Biandrate, le corrispondenze dall’estero sono in via di estinzione soprattutto per Paesi “lontani” dall’Italia, come lo è appunto l’India, scomparsa da tempo dal periscopio della Farnesina. Un po’ di anni fa un altro mio ex caporedattore, Marcello Foa, oggi famoso bloggista, mi disse che il quotidiano così come l’abbiamo conosciuto ha fatto il suo tempo. Si trasformerà in qualcos’altro, non più un foglio di informazione. In effetti non ha più senso e di fatto le vendite dei quotidiani nazionali sono a picco. Mi sento obsoleta, come una macchina da scrivere accanto a un computer.

26 novembre 2009

Uno spettro si aggira per il Ramada Hotel



Questo post è stato ripreso da www.reportonline.it


La scorsa settimana i giornali indiani si sono divertiti a punzecchiare i comunisti che hanno organizzato una riunione internazionale all’hotel Ramada Plaza, ultima aggiunta alla pacchianeria a 5 stelle della capitale. Il soffitto della hall è dipinta come la Cappella Sistina a cui sono appesi enormi lampadari di cristallo. Anche se non è proprio buon gusto, è comunque sempre lusso. I “compagni” di una trentina di Paesi si sono riuniti qui tre giorni a porte chiuse a discutere della crisi del capitalismo mondiale. A fare gli onori di casa c’erano i due principali partiti comunisti indiani, il CPI e il CPI (M), dove “M” sta per marxista (non chiedetemi la differenza). Entrambi hanno subito una batosta elettorale a maggio che ha dimezzato la loro presenza in Parlamento e che li ha privati del potere ricattatorio sul Congresso che ora ha mano libera sull’agenda liberalista. E’ da 11 anni che si tiene questo meeting dove si può vedere seduti fianco a fianco comunisti israeliani e palestinesi. E che rappresenta, secondo me, l’unico forum internazionale per il “Lao People’s Revolutionary Party” del Laos oppure per il “Workers Party of Korea” della Corea del Nord. Non ci sono molti posti al mondo dove i nordcoreani possono salire su un podio…
Ovviamente sono andata a curiosare se c’erano italiani. Erano in tre e rappresentavano Rifondazione Comunista e il Partito dei Comunisti Italiani, i superstiti dei falce e martello italiani. “Non è che dobbiamo sempre stare con le pezze al culo…” mi ha detto Andrea Genovali, responsabile per le relazioni internazionali del PDCI quando gli ho fatto notare della scelta not-politically-correct dell’hotel di lusso fatta dai compagni indiani. Forse ha ragione, io sono rimasta ai tempi di Cipputi. Ma lo sfottò sui giornali è continuato. The Indian Express sulle colonne settimanali di “Delhi Confidential”, pettegolezzi dal mondo politico, fa sapere del “tour turistico” dei delegati comunisti al Forte Rosso organizzato dai padroni di casa. “Per i compagni che hanno vissuto nel regno del Comunismo e assistito al collasso dell’Unione Sovietica e dell’Europa dell’Est – scrive - è stata una opportunità unica di vedere da vicino la gloria dei Mughal e della loro caduta. Ogni parallelismo è casuale”.

25 novembre 2009

Baronessa Ashton, ero già sulla notizia....


Preveggenza o fiuto giornalistico? Un paio di settimane fa avevo messo come "scatto del giorno" una foto dell'ex commissaria europea al commercio Catherine Ashton che era venuta a New Delhi per il summit economico Ue-India. Mi aveva colpito che durante la conferenza stampa un collega indiano si fosse riferito a lei chiamandola "baronessa" come c'era scritto anche sul segnaposto del tavolo dove siedeva insieme al suo omologo indiano Anand Sharma, un gentiluomo anche se non di origini nobiliari, grande anfitrione che spesso incontro al mattino presto durante il mio jogging al Lodhi Garden. Non sapevo neppure che la Ashton, laburista, aveva del sangue blu. Pochi giorni dopo la visita a Delhi, la baronessa è stata scelta a guidare la diplomazia di Bruxelles.